GLI ALBI ILLUSTRATI CON GLI ADULTI, per un’elaborazione poetica della ‘FINITUDINE’ - PADOVA

Uno dei laboratori che conduco riguarda l’utilizzo degli Albi illustrati con gli adulti, per una ‘elaborazione poetica’ della finitudine.
Solitamente utilizzati per aiutare bambini e ragazzi nella elaborazione delle perdite, simboliche e non, si stanno rivelando sempre più utili anche nella persona adulta. La loro peculiarità è l’uso combinato di immagini e parole – poche, ben scelte – in grado di far breccia nell’interiorità, bypassando le difese e le resistenze della mente razionale di fronte alla paura ancestrale della morte.

All’adulto viene richiesta solo la disponibilità ad essere presente, a sospendere pregiudizi e giudizi, ad aprirsi alla sorpresa di scoprire altri punti di vista riguardo a ciò che solitamente spaventa o inquieta. In altre parole, a sintonizzarsi con l’energia del bambino/a interiore, con l’anima che vuole giocare, piangere, sorridere e, perché no, guidarci verso una visione più serena del ciclo vitale, fatto di nascita e morte.

Tra i diversi Albi sui temi della morte e del mistero, ho scelto questa volta di lavorare con:

- I PANI D’ORO DELLA VECCHINA (A. Gozzi V. Lopiz, Topipittori), in cui emerge il tema della eredità spirituale da lasciare a chi rimane ed ognuno, dopo la lettura del testo, è invitato a dare forma alla propria ‘cialda’, con dentro ‘parole dolci e piccoli segreti’, proprio come la protagonista.

- E SE LA MORTE FOSSE UN BOSCO? (G.Ventura, C. Scardicchio, Animamundi Ediz.)
Qui emerge la parola ANCHE, che indica il ‘tenere insieme’ ciò che a prima vista sembrerebbe in contraddizione. L’incontro con il limite nel bimbo protagonista, genera non solo timore, ma anche curiosità e meraviglia. La madre del bambino ci indica l’importanza della relazione: spesso quella col malato/morente, ma anche di tutti noi se siamo sinceri, quando ci poniamo domande sul vivere e il morire,  è una relazione che richiede la “qualità materna”, la capacità di ‘custodire le domande’. 
La morte viene definita dal bambino ‘interessante’ e questo ci suggerisce che ‘il non sapere’ non significa annientamento, ma ci pone dinanzi ad un MISTERO. Il corrispettivo del non sapere spesso è il timore, ma potrebbe essere anche la curiosità, il desiderio, la speranza.

Così suggeriscono questi pensieri, rispettivamente di una psicologa, di uno scrittore e di una psicanalista:

"Lungi dal farmi diventare una persona depressa e morbosa, la familiarità con la morte, la meditazione sul morire, mi hanno trasmesso un gusto intenso della vita, della bellezza, una curiosità insaziabile. Da lì ho attinto un'immensa energia".
(M. de Hennezel)

«La vita è una grande sorpresa. Non vedo perché la morte
non dovrebbe essere una sorpresa ancora più grande”.
(V. Nabokov)

«E’ fantastico essere sulla terra, non sapendo che cosa ci sarà
in seguito! Voi non siete come me, straordinariamente curiosi
di sapere che cosa c’è dopo?» 
(F. Dolto)

Nell’ Albo “E se la morte fosse un bosco?”,  si tiene dunque insieme la paura con la curiosità e la speranza. Non sono in contraddizione, ma sono in relazione!

ESERCIZIO: Siamo invitati a trovare i nostri ‘anche’, per provare a tenere insieme tutto quello che del morire ci spaventa. 
Incipit: Pensando alla mia morte provo….. ma anche …….
Pensando alla morte di…..provo………… ma anche ……..


 - IL MARE DEL CIELO: in questo albo si gioca, come sempre, su due registri, per tenere insieme dolore e diversa presenza della persona amata. La parola ‘mare’ per tutti e due gli aspetti della vita, il qui e l’oltre, conferisce un’unità simbolica e immaginifica che vale più di mille parole. Questa unità simbolica diventa per l’adulto anche unità narrativa: non occorre più dissociare la morte dalla vita, non occorre negare una parte di sé (il dolore), è possibile ‘tenere insieme’ e trovare la propria strada di consolazione, proprio come accade al pesciolino protagonista .

ESERCIZIO: Siamo invitati a immaginare anche noi il mare d’acqua e il mare del cielo e provare a farne un disegno in cui sono uniti.

- PIANGI CUORE, MA: Si tratta di un Albo in cui i bambini sentono la morte al piano superiore rivolgersi così alla nonna: ANIMA VOLA VIA! Da quel momento al loro dolore si aggiunge qualcosa, la percezione di un mistero che proprio la morte ha dischiuso, un mistero che lascia intuire che la morte non è annientamento, ma qualcos’altro….Dunque sì, è la morte stessa che insegna loro che si può piangere, ma…

ESERCIZIO: Siamo invitati a intercettare dentro di noi qualche perdita/lutto, fisico o simbolico, che ci ha ‘spezzato il cuore’ e dare il permesso al nostro cuore di piangere, ma...

 - SAI CHI SONO IO? E’ un albo in cui la protagonista, la morte stessa pare dirci: “Accolgo tutte le prospettive sull’oltre e a tutte risponderò”… (e forse con  una bellezza più grande di ogni aspettativa).
Le nostre domande, e quelle dei nostri bambini e ragazzi, non sono da respingere o soffocare. Sono più che legittime, sono preziose. Ci indicano che può esistere una ‘fonte’, altrimenti non proveremmo la sete!
E’ la morte stessa, nel testo, a rassicurarci, esortando a non temere, dicendo “IO SONO PARTE DELLA VITA, DELL’AMORE E DI TE”.
     
Attraverso questo Laboratorio, è possibile sperimentare come in questi Albi si diano diversi livelli di lettura e di attingimento. Nell’adulto, oltre a facilitare l’accesso a tematiche ‘forti’, possono agevolare l’introspezione, la meditazione personale, il raffronto con la propria vita intima, la rivisitazione dei propri valori, oltre ad insegnare come trattare il tema della morte con bambini e adolescenti. E’ dunque un percorso indicato a tutti: genitori, nonni, insegnanti, educatori, caregivers.
     

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